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Consob in campo su Etruria: Vendita di azioni sospetta

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Posted on: 05/12/16
Finalmente Consob si sveglia. «Stiamo verificando cosa è avvenuto nel collocamento dei titoli di Banca Etruria. Non sono escluse sanzioni nei confronti della banca. Il problema vero sta nel collocamento dei titoli, non nei prospetti». Dopo quasi sei mesi dal crac che ha mandato sul lastrico oltre 100mila risparmiatori, dopo perquisizioni, sequestri e indagati e dopo un baule di prove scoperte dalla Guardia di Finanza, il presidente della Commissione di vigilanza, Giuseppe Vegas, prende le distanze dall'istituito di Arezzo. Del resto, visto come si stanno mettendo le cose, Consob non poteva fare altrimenti.Lunedì, Vegas aveva difeso le obbligazioni emesse dalla popolare aretina, sostenendo che i prospetti informativi «erano stati redatti nel rispetto delle regole di trasparenza» e che «specificavano che l'investitore avrebbero potuto perdere l'intero capitale investito». Martedì, però, ha precisato che «Consob non ha mai affermato che i risparmiatori che hanno sottoscritto le obbligazioni subordinate, siano stati correttamente informati dalle banche sui rischi ai quali si stavano esponendo, acquistando quei titoli». Infine ieri un altro cambio di marcia: «Non siamo assolutamente preoccupati, abbiamo sempre fatto il nostro dovere, c'è sempre massima collaborazione nei confronti delle procure». Anche perché proprio la procura di Arezzo ora vuole sapere per filo e per segno che ruolo avrebbe avuto Consob in tutta questa storia.Nei prospetti informativi diffusi già dal 2013 a tutti gli investitori (anche a quelli che non avevano un profilo adeguato) non veniva, infatti, specificata la percentuale di rischio dell'investimento. I direttori delle filiali parlano di veri e propri «ordini» imposti dalla direzione generale al direttore dell'area finanza (oggi indagato) di collocare quei bond sul mercato «velocemente e nel maggior numero possibile». Altre indicazioni suggerivano, qualora fosse stato necessario, di modificare persino la percentuale di capitale di investimento «per non far risultare l'altissimo rischio imposto». Malgrado tutto questo Consob concesse lo stesso il via libera per la vendita delle subordinate ai risparmiatori semplici. Come mai' Secondo l'ipotesi dei pm il non aver avanzato obiezioni potrebbe aver «coperto» l'azione truffaldina dei vertici di Banca Etruria, volta a ripianare l'enorme buco nei bilanci.Proprio sui bilanci, nella relazione finale sulla bancarotta del liquidatore nominato da Banca d'Italia, Giuseppe Santoni, emergono particolari inquietanti. Nel 2014 il bilancio venne sostanzialmente falsificato per essere fatto approvare dal cda e dalla società di revisione. Come il Giornale ha scritto tante volte, i soldi uscivano dalla banca per finanziare società e aziende amiche vicine al Pd, e non rientravano più. Chi poi compilava i bilanci non inseriva questi buchi tra le sofferenze e così i soci vedevano sempre una cassa più ricca di quanto non fosse in realtà.Ma non erano solo i bilanci ad essere falsificati. Anche le deleghe alle assemblee erano false: molti votavano per persone inesistenti, anche famiglie intere, deleghe di comodo per far passare i bilanci. Come quelle presentate dalla famiglia Boschi. All'assemblea del 4 maggio 2014 mamma Stefania Agresti porta 5 persone (482 azioni), il figlio Pier Francesco Boschi altre 5 (6.954 azioni), papà Pier Luigi rappresenta ben 10 società (10.810 azioni).Indiscrezioni da Arezzo parlano di imminenti avvisi di garanzia per gli ultimi due cda, quello presieduto da Giuseppe Fornasari (2009-2014) con Pier Luigi Boschi tra i consiglieri e quello 2014-febbario 2015, con presidente Lorenzo Rosi e vicepresidente sempre il solito Pier Luigi Boschi.




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