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Ecco le carte per liberare marò snobbate da governo e Difesa

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Posted on: 04/20/16
Un documento che, a detta degli autori, sarebbe esaustivo per determinare l'assoluta "illecità del comportamento dei due marò". Tradotto: Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono innocenti. Ci sono le carte, ma il governo e (soprattutto) la Difesa, le hanno ignorate. Continuando a mantenere una linea che non solo ha prolungato sine die la detenzione dei marò, ma che ha reso l'Italia lo zimbello della comunità internazionale.Gli autori del rapporto "nome in codice DREADNOUGHT", Diego Abbo (Capitano di vascello) e Alfredo Ferrante, ne sono certi: la loro ricerca, che presto diventerà un libro, raccoglie tutte le evidenze necessarie per la "risoluzione processuale" del caso Enrica Lexie. Ma non solo. L'analisi delle scelte compiute dai governi italiani e dalle istituzioni che avrebbero dovuto difendere i due soldati permette di "identificare, senza tema di smentita, delle condotte istituzionali che potrebbero essere penalmente rilevanti". Insomma, le isituzioni italiane hanno sbagliato, hanno infranto norme internazionali e nazioni che hanno ancor più ingigantito la fossa dove sono finiti i due ficilieri. Tutto questo è stato presentato già nel 2013 al ministero della Difesa. Abbo, infatti, ha inviato una richiesta di conferire al ministro Mauro. La richiesta è stata accolta, e il rapporto DREADNOUGHT è quindi stato presentato agli alti gradi della Marina. Ma poi non ne è stato fatto nulla. Abbo si era reso disponibile a mettere a disposizione il suo operato. Ma non è stato mai contattato.Marò non perseguibiliGli autori hanno sviluppato la loro ricerca con una analisi duale. "Da un lato - si legge nel rapporto - è stata analizzata la componente dinamica in cui vengono ricostruite le rotte dell'Enrica Lexie, dal suo ingresso nella HRA (zona ad alto rischio di pirateria) sino all'attracco nel porto di Cochin, e del St. Anthony, da quando è entrato in contatto cinematico con la Lexie sino al suo ritorno in porto a Neendakara (9 km a nord di Kollam)". Dall'altro, sono state ricostruite le "traiettorie delle raffiche partendo dalla distribuzione dei colpi sulla tuga del St. Anthony e sulla loro velocità di impatto stimata". Infine, basandosi sugli atti presentati dall'India, è stata realizzata una "accurata analisi di balistica forense". Ciò che ne emerge, è che "la teoria dello spiattellamento (rimbalzo dei colpi sull'acqua) poneva le basi, con opportune e mirate elaborazioni per l'esclusione dell'illiceità del comportamento dei fucilieri di marina". Infatti, escludere che i marò avessero sparato direttamente ai pescatori avrebbe permesso di escludere subito la natura dolosa o colposa dell'atto, così da arrivare rapidamente alla sentenza di "non perseguibilità" di Latorre e Girone.Secondo gli autori, battere il chiodo su questo punto avrebbe permesso di evitare eccessivi scontri con l'India. E di evidenziare la "buona fede" dei marò sulla base della perizia balistica e del fatto che i due non hanno violato le indicazioni dall'Agenzia Marittima Internazionale sulle azioni di anti-pirateria.Le colpe dell'ItaliaMa i due autori del libro, sono arrivati anche ad altre conclusioni. In particolare, scrivono che le istituzioni italiane, in particolare i ministeri di Difesa, Trasporti e Esteri, si sono macchiate di "comportamenti omissivi" riguardo al "non adempimento di ben 8 inchieste obbligatorie per legge: 1) l'inchiesta sommaria e quella formale (previste dal codice della navigazione); 2) l'inchiesta di sicurezza (prevista dalla normativa discendente dalle direttive dell'Unione europea); 3) le inchieste sommaria e formale (previste dal Testo Unico dell'Ordinamento Militare); 3) l'inchiesta per infortuni sul lavoro (prevista dalla normativa antinfortunistica); 4) le due inchieste dello Stato di bandiera (la prima prevista dalla Convenzione di Montego Bay e la seconda in ottemperanza alla Convenzione internazionale volta a tutelare la sicurezza della navigazione mercantile)".Le colpe dell'EuropaTra le istituzioni finite sotto accusa c'è però anche l'Europa. E non solo per via del poco appoggio dimostrato al Belpaese nello sforzo di riportare i marò in Italia. "Vengono individuati - si legge - dei comportamenti dell'Unione Europea non conformi alla sua stessa normativa afferente la sicurezza marittima". L'Ue, infatti, per bocca del Commissario Europeo per i Trasporti, Violteta Bulc, si era lavata le mani sulla vicenda marò, affermando che "le questioni militari ricadono nell'area di responsabilità degli stati membri". In sostanza, concludono gli autori, "l'atteggiamento dell'UE oltre a rappresentare una responsabilità extra contrattuale configura una violazione della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo in merito al diritto alla vita alla libertà e alla sicurezza"




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