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Gentiloni premier distratto dimentica la legge elettorale

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Posted on: 09/10/17
C' era una volta un governo nato per approvare una legge elettorale rispettosa dei rilievi della Corte Costituzionale, presiedere alla ricostruzione post-terremoto e rassicurare i mercati.Era il dicembre scorso quando l'esecutivo guidato da Paolo Gentiloni ottenne la fiducia alle Camere. Il premier si impegnò a svolgere un ruolo da «facilitatore», favorire un rientro nella normalità democratica e conseguire almeno il risultato di un sistema elettorale omogeneo. In sostanza l'impegno era quello di adoperarsi affinché ci fosse un intervento da parte del Parlamento che cancellasse l'evidente anomalia dell'attuale mostro a tre gambe: l'Italicum alla Camera (un proporzionale con 100 collegi e un premio alla prima lista), il Consultellum al Senato (un proporzionale con una soglia regionale per le coalizioni) e un maggioritario a compensazione proporzionale - in sostanza il vecchio Mattarellum - in Trentino Alto Adige. Un multiforme pastrocchio che rischia di creare alleanze disomogenee e maggioranze diverse.I titoli dei quotidiani il giorno dopo la fiducia in Parlamento parlavano chiaro: «Gentiloni premier incaricato, ora la legge elettorale». «Gentiloni incaricato. Faciliterò iter per la legge elettorale». Il premier annunciò in quell'occasione che il nuovo governo sarebbe durato «fino a quando avesse avuto la fiducia», ma aggiunse che «a prescindere dalla data del voto» sarebbe stato «urgente intervenire sulla legge elettorale. Il governo non sarà attore protagonista ma avrà il compito di facilitare la ricerca di una soluzione e di sollecitare le forze politiche».La missione del premier, a nove mesi dall'insediamento, sembra essere fragorosamente fallita. Con buona pace del presidente Sergio Mattarella che - secondo quanto trapela - potrebbe presto lanciare un nuovo monito su una questione su cui si è esposto personalmente, l'ultima volta a fine giugno quando dal Canada espresse la sua speranza: «Procedere nei prossimi mesi con l'approvazione di una nuova legge elettorale che armonizzi il sistema per le due Camere».Gentiloni ha ammesso che il governo sulla legge elettorale «non ha un ruolo da protagonista» e che si naviga ancora nella nebbia più fitta. L'unico vero tentativo è stato fatto per iniziativa di Forza Italia con la presentazione del «Tedeschellum», proposta su cui venne trovato un accordo tra i quattro maggiori partiti (Pd, M5s, Forza Italia e Lega). Quel sistema elettorale, però, venne affossato da un emendamento presentato da Michaela Biancofiore per uniformare il sistema del Trentino Alto Adige al resto del Paese e votato a sorpresa, con molti franchi tiratori, dalla maggior parte dei deputati.Il nodo principale in realtà non ha a che fare con questioni squisitamente tecniche. Piuttosto il vero ostacolo riguarda l'idiosincrasia della stragrande maggioranza dei parlamentari - e di quelli del Pd in particolare - verso un provvedimento considerato come una sorta di catalizzatore verso le elezioni. Nonostante alla scadenza naturale della legislatura manchi davvero poco, lo spettro della mancata rielezione aleggia sopra Montecitorio e Palazzo Madama. Il problema fondamentale è che - sondaggi alla mano - dei 340 deputati uscenti del Pd dovrebbero rientrarne soltanto 140. In sostanza ci sono 200 parlamentari che rischiano di dover salutare il loro posto di lavoro, con relativa lauta retribuzione. Inoltre il Pd continua a essere attardato nei sondaggi, spera nella ripresa, nell'effetto Minniti e nella legge di Stabilità per provare a rientrare in partita e ha quindi un disperato bisogno di tempo. Risultato: la legge elettorale è sempre più fuori dai radar del dibattito. E il primo tentativo di riavviare il motore alla Camera da parte di Forza Italia si è subito scontrato con la contromossa del Pd: una richiesta di rinvio. Il tutto nel silenzio del «facilitatore» distratto di Palazzo Chigi.




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