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Rifiuti, 116 indagati a Firenze. Coinvolta la cricca renziana

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Posted on: 04/20/16
C'è del marcio a Firenze. Si è chiusa ieri una maxi-inchiesta della procura di Firenze che vede indagate 116 persone per reati ambientali legati alla gestione e al traffico di rifiuti, in particolare veicoli da rottamare. Tutto nasce quando “Matteo Renzi era presidente della provincia e Leonardo Domenici sindaco di Firenze. I due ebbero l'idea di creare un centro unico di rottamazione dove riunire tutti i rottamatori in unico posto”, racconta a ilGiornale.it Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione Toscana. L'impianto della Ecofirenze al Ferrale, nella piana di Badia a Settimo, è stato, infatti, inaugurato nel 2011 ma ora la sua breve storia sembra concludersi con un'inchiesta per gestione illecita di rifiuti e violazione delle norme sulla loro tracciabilità. “La Ecofirenze- spiega Donzelli - era considerata una società di smaltimento rifiuti all'avanguardia e non inquinante ma già nel 2012 feci un'interrogazione regionale e chiesi all'Arpat (Agenzia regionale protezione ambiente Toscana) di verificare se vi erano irregolarità. Non so se le indagini della procura sono partite dalla mia interrogazione ma come cittadini facemmo anche ricorso al Tar che si deve ancora esprimere e nel frattempo la EcoFirenze è pure fallita”, aggiunge l'esponente di Fratelli d'Italia. Secondo l'accusa i responsabili della società avrebbero creato un'organizzazione che riceveva conferimenti irregolari di rifiuti speciali da parte di officine, carrozzerie e privati ma anche da municipalizzate come la società Quadrifoglio (che si occupa dello smaltimento dei rifiuti) e la Silfi (che gestisce l'illuminazione), presieduta da Andrea Bacci. Bacci, come ci rcconta Donzelli è un “amico di famiglia dei Renzi, un finanziatore di Open, la fondazione del premier ed ex presidente della Florence Multimedia, la società di comunicazione creata da Renzi quando era presidente della provincia e che ha prodotto solo debiti”.Una figura che risulta essere “anche socio in affari negli outlet insieme a Lorenzo Rosi, ex presidente di Banca Etruria, ai soci di Tiziani Renzi e ad alcune società che hanno sede nei paradisi fiscali”, spiega Donzelli. Le indagini, coordinate dai sostituti procuratori Giuseppina Mione e Giulio Monferini, hanno stabilito che nel sito della società, situato alla periferia ovest di Firenze, tra il luglio 2013 e il febbraio 2014 sarebbero stati portati 321 veicoli ‘fuori uso' da 72 soggetti di cui 63 privi di autorizzazione al trasporto e dei relativi certificati di rottamazione. Secondo Donzelli vi sarebbero state, però, irregolarità anche nella progettazione. “Quando fu decisa l'opera io e Guido Sensi, all'epoca consigliere provinciale, denunciammo irregolarità nella progettazione realizzata dalla società Quadra che, in seguito, è stata al centro di uno scandalo urbanistico che ha portato all'arresto del capogruppo Pd al comune di Firenze nel 2009”. La zona dove si voleva costruire questo centro era un parco agricolo e come tale rientrava tra le aree invarianti ma Renzi, insieme al sindaco Domenici, secondo la ricostruzione di Donzelli, la rese “variante”, la cambiò in area per servizi motivandola come utilità pubblica. “Oggi si raccolgono i frutti del passato lasciati da una banda di criminali incalliti", attacca ancora il capogruppo di FdI in Regione secondo cui “questa inchiesta conferma che la cricca di Renzi si occupa di fare solo gli interessi degli amici degli amici”. Ma sono molti gli amici di Renzi che, periodicamente, assurgono alle cronache. “Come dimenticare Marco Lotti (padre di Luca, l'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio ndr) che, qualità di dirigente della banca Bcc di Pontassieve, firmò il mutuo a Tiziano Renzi, padre di Matteo, per aprire una società con personale femminile che, poi, di donne ne aveva ben poche'” . E la musica non pare cambiata col nuovo sindaco Dario Nardella, definito da Donzelli “la brutta copia di un burattino” anche se “tutte le vicende che emergono ora sono relative alla gestione scellerata di Renzi come presidente della provincia e come sindaco di Firenze e le casse del Comune soffrono ancora le sue allegre spese ma lui ha succhiato soldi dai bilanci di entrambi gli enti”.




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