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Sanzioni a Mosca e gasdotto: doppio giochismo della Merkel

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Posted on: 12/15/15
Angela Merkel è scesa in campo per sostenere il Nord Stream 2. Ma, al tempo stesso, si straccia le vesti per obbligare l'Unione europea a prolungare le sanzioni a Mosca. Questo perché, aldilà delle mosse di facciata, la cancelliera tedesca sa bene che giocare a braccio di ferro con Vladimir Putin non fa bene a nessuno. La posizione di Berlino ha mandato su tutte le furie Matteo Renzi che, secondo il Financial Times, avrebbe fatto saltare il rinnovo automatico delle sanzioni Ue alla Russia per altri sei mesi. L'obiettivo della Merkel è portare a casa al più presto la costruzione del gasdotto targato Gazprom che servirà a collegare la Germania alla Russia attraverso il Mar Baltico. Secondo Renzi, il progetto Nord Stream 2 sostenuto dal governo Merkel sarebbe in contraddizione con lo spirito della campagna sulle sanzioni. Tanto che il team della cancelliera tedesca avrebbe chiesto all'ufficio del presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, di affrontare la questione al summit Ue di giovedì prossimo. "Da un lato facciamo i duri sulle sanzioni - tuona un funzionario italiano ai microfoni del Financial Times - ma dall'altro alcuni Paesi, o aziende, sono in grado di duplicare le dimensioni di Nord Stream". Lo scorso settembre Gazprom aveva annunciato a sorpresa il progetto Nord Stream 2 che, come spiega il Sole 24Ore, prevede uno scambio di asset con la tedesca Basf con cui il colosso energetico russo conquisterà il pieno controllo di una parte importante del sistema di distribuzione e stoccaggio del gas nell'Europa centrale. Non solo. Con questa operazione quote di giacimenti del Mare del Nord finiranno nel portafoglio di Gazprom. Renzi chiede all'Unione europea di applicare al gasdotto Nord Stream le stesse regole di apertura al trasporto di terzi che erano state richieste dall'Europa al progetto South Stream. Ma la Merkel si oppone sostenendo che l'accordo con Gazprom è puramente commerciale. Contro Berlino, però, si sono recentemente schierati anche gli Stati Uniti. Che, come fa notare l'Huffington Post, puntano al Vecchio Continente per esportare il gas naturale.




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